La firma di Magno Tieffenbrucker

Signature of Magno Tieffenbrucker at Palazzo Grimani, Venezia
Signature of Magno Tieffenbrucker at Palazzo Grimani, Venezia
Da qualche settimana sono ripresi i corsi della Scuola di Musica Antica a Venezia nei locali davvero fascinosi di Palazzo Grimani.
Trovo sempre eccezionale gustare il lusso di suonare le musiche del Rinascimento e del Barocco in un luogo così straordinario, senza contare la posizione centrale, ma un po’ defilata e dunque, nonostante il turismo, ancora silenziosa.
Particolarmente divertente preparare la lezione in una saletta con finestre e porta a vetri, attraverso cui i turisti di passaggio possono fermarsi a curiosare: aggiunge quel pizzico di (sano) esibizionismo…
Ma non basta.
Il liutista accorto scoprirà, grazie all’aiuto dell’ottimo presidente, il flautista Marco Rosa Salva, che proprio il mitico liutaio Magno Tieffenbrucker nel 1618 ha inciso la propria firma su una colonna del cortile del palazzo.
Forse lasciato a fare una lunga anticamera (l’incisione meticolosa ha richiesto tempo) nel cortile del Palazzo, ha ritenuto di comportarsi come l’ultimo dei turisti e lasciare una traccia del proprio passaggio.

Marco da L’Aquila – Opera Omnia online curata da Arthur Ness

Come ricorderete, l’edizione delle opere di Marco da L’Aquila ha subito percorsi piuttosto complessi, sicuramente segnati anche dal tragico terremoto del 2009.
Il grande musicologo Arthur Ness, cui tutti dobbiamo la fondamentale edizione critica delle opere di Francesco Canova da Milano, aveva curato e pubblicato online la sua edizione delle opere di Marco da L’Aquila, ma il suo sito personale era stato successivamente rimosso, per ragioni credo molto banali, dal suo provider Verizon.
Qualche giorno fa la domanda di un liutista mi ha ricordato che il web nella sua totalità (incredibile, vero?) viene sistematicamente archiviato da Web Archive e che dunque, con un poco di fortuna, forse avrei potuto raggiungere anche le opere di Marco da L’Aquila nell’edizione online di Ness.

Ebbene, effettivamente nel settembre 2014 il sito di Arthur Ness era ancora disponibile ed è stato effettivamente archiviato.

L’edizione di Ness delle opere di Marco da L’Aquila è dunque disponibile a QUESTO INDIRIZZO (anche se forse non per sempre…)

La tiorba di Christoph Koch (Venezia, 1650) custodita al MIM di Berlin

Koch 1650 NkRearIl liutaio canadese Michael Schreiner ha visitato il Musikinstrumenten Museum di Berlin per fotografare e documentare di prima mano la splendida tiorba costruita a Venezia da Cristoph Koch nel 1650.
Vale la pena di apprezzare per intero il suo articolo pubblicato QUI sul suo blog.

Anche la foto che accompagna questo articolo è sua.

Un liuto di Wendelin Tieffenbrucker al MET di New York

Tieffenbrucker hb_1989.13Ho trovato questa immagine e non ho resistito alla necessità di pubblicarla: attribuito a Wendelin Tieffenbrucker, attivo a Padova e a Venezia nella seconda metà del XVI secolo, è composto da 37 doghe di legno di Tasso bicolore. Naturalmente lo strumento è stato trasformato in un liuto a 13 cori, verisimilmente nel XVIII secolo, ma il guscio – originale – è davvero una piccola opera d’arte.

Maggiori dettagli e fotografie dello strumento sono disponibili alla pagina corrispondente del MET.

Leùto?

Il vocabolo (che soltanto in pochissimi dei codici fiorentini ricorre nella forma ‘liuto’), è usato da Dante una sola volta, quale secondo termine di una similitudine che fa capo a mastro Adamo: Io vidi un, fatto a guisa di lëuto, / pur ch’elli avesse avuta l’anguinaia / fronca da l’altro che l’uomo ha forcuto (If XXX 49).
[…]
È interessante ricordare innanzi tutto che la terzina sopra citata costituisce la prima testimonianza cronologica che si trovi, del leuto, nella letteratura italiana. Più avanti, nel sec. XIV, esso è più volte menzionato, ma sempre come strumento raffinato delle persone colte, a differenza di quanto avveniva altrove, ad esempio in Germania, ove il leuto era diffuso anche nelle classi medie (anche il Petrarca fu liutista, e alla sua morte, nel 1374, egli legò il suo strumento all’amico Tomaso Bombasi da Ferrara). In ogni caso, e soprattutto al tempo di Dante, esso costituiva un’autentica rarità.

(Raffaello Monterosso, voce “leuto” in “Enciclopedia Dantesca”, Treccani 1970)

Il manoscritto di Vincenzo Capirola è online

Case MS - VM 140 .C25 (VAULT) Compositione di meser Vincenzo Capirola, -17v

 

Dopo una lunga pausa, dedico il primo articolo sul nuovo hosting WordPress allo splendido manoscritto che riunisce la musica per liuto rinascimentale di “meser Vincenzo Capirola“.

Scrive l’estensore veneziano Vidal – sul quale non possediamo altre notizie:

Considerando io Vidal che molte divine operete per ignorantia deli possesori si sono perdute, et desiderando che questo libro quasi divino per me scrito, perpetualmente si conservase, ho volesto (sic) di cosi nobil pictura ornarlo, acio che venendo ale mano di alchuno che manchasse di tal cognitione, per la belleza di la pictura lo conservasse.

Orlando Cristoforetti scrive nella sua prefazione all’edizione in fac-simile della SPES (Firenze, 1981):

Chi lo redasse comprese perfettamente la funzione pittorica giocata nella psicologia della conservazione. Sia pure fortunosamente, infatti, la “Compositione di meser Vincenzo capirola gentil homo bresano” comparve nel 1883 presso l’antiquario N. Trubner di Londra; la sua provenienza rimane oscura. Successivamente appartenne a un altro antiquario londinese, B. Quatrich, e, dal 1902, a Leo Olschki di Firenze. Qui, due anni dopo, terminò la spirale degli antiquari per intervento della Newberry Library di Chicago, che acquistò il libro per 1500 lire, sottraendo così al pericolo dei disastri che avrebbero poi sconvolto l’Europa, uno dei più interessanti e antichi documenti dell’arte musicale italiana.

Datato dal musicologo ungherese Otto Gombosi verso il 1517 e riprodotto nel 1981 dalla SPES in un’edizione leggibile, ma che riduceva i colori del manoscritto a un unico seppia, la “Compositione” è ora disponibile online interamente a colori.

Curiosamente la scheda dell’opera si trova qui presso la Newberry Library, il PDF sembra poter essere scaricato unicamente da questo indirizzo.

Liuto (barocco) modificato da Thomas Edlinger, 1728

Thomas Edlinger 1728Sto studiando attivamente la musica di Weiss e non posso esimermi dall’esplorare gli strumenti dello stesso periodo.
Dai liuti di Hoffmann a quelli di Sebastian Schelle, di Johann Jauck, di Andreas Jauch fino a quelli (originali o modificati) di Thomas Edlinger.

Colgo dunque l’occasione per segnalare la pagina del Museo Nazionale del South Dakota dedicata allo strumento di Thomas Edlinger, probabilmente a partire da uno strumento veneziano molto più antico costruito da Magno Tieffenbrucker.

“Il famoso liutista Leopold Weiß…”

Screenshot 2014-08-23 18.00.44E’ stata una lunga pausa da quando ho pubblicato l’ultima pagina di questo weblog.
Dovrei dire di tantissima musica, della XXXVI Sommerakademie – Alte Musik a Neuburg an der Donau e di molte altre cose.
In pratica invece mi limito a segnalare tre deliziose paginette scritte da Friedrich Wilhelm Marpurg e pubblicate a Cölln nel 1786, che ho scoperto grazie alla segnalazione di un altro liutista, Christian Zimmermann.
Digitalizzate nell’immenso progetto della Bayerische Staatsbibliothek, sono consultabili (e scaricabili) QUI.

In effetti sono in tedesco, e stampate nella famigerata fraktur, ovverosia in quel tipo di carattere utilizzato nelle tipografie di lingua tedesca fino a pochissimo tempo fa e derivato dalla famiglia cosiddetta gotica.

In pratica si racconta di come “il famoso liutista Leopold Weiss” abbia visto la sua futura moglie durante una passeggiata serale a Breslau, l’abbia abbordata con un Compliment, le abbia domandato se fosse già sposata e, alla di lei risposta negativa, le abbia immediatamente detto che sperava allora di essere il fortunato sposo.

Mentre ero alla ricerca di altre informazioni su Sylvius Leopold Weiss non ho resistito a pubblicare questa, così imprevista e graziosamente raccontata.

Il liuto esposto al Cleveland Museum of Art

Arciliuto - Cleveland Museum of ArtIeri ho avuto il piacere di trascorrere qualche ora in compagnia del liutaio Ivo Magherini: abbiamo chiacchierato di tantissime cose, e ovviamente di liuti, arciliuti, chitarre all’italiana e alla spagnola e tiorbe francesi e chitarroni romani.
Seduti al sole di fronte a un generoso piatto di calamari fritti accompagnati da Malvasia locale tanti dettagli tecnici sono diventati più chiari.
Tra gli strumenti di cui mi ha parlato c’è questo liuto / arciliuto anonimo, conservato al Cleveland Museum of Art che presenta chiari interventi di modifica al primo cavigliere.

Cerco di leggere, comprendere, studiare, al di là dei dogmi organologici che via via si formano e scompaiono.
La lunghezza delle corde tastate sembra indicare un arciliuto di area veneziana con la caratteristica di avere la tratta “corta” e i bordoni singoli.
Non è l’unico sopravvissuto di questo genere: un altro (di Johannes Hieber e Andreas Pfanzelt, 1629) figura nella collezione di Charles Beare e non è purtroppo visibile facilmente (almeno così mi hanno raccontato).

Agli organologi lascio volentieri l’ardua sentenza 😉