Prima la musica

Tsai Chih Chung - Zen state calmnessÈ passato un po’ di tempo dall’ultimo post: non mi era (quasi) mai successo.
Credo che a tutti, in ogni forma di studio, capiti prima o poi un momento di illuminazione: lo studio assume uno stile molto differente e, almeno nel mio personalissimo caso, la musica balza al primo posto.

Forse il merito è della fedeltà a un magister (beh, proprio proprio di fedeltà non si può davvero parlare, ma diciamo che in linea di massima…), o forse dei cinque anni trascorsi con in braccio un liuto o…

A proposito, avete presente la favolosa storiella Zen che Tsai Chih Chung illustra nel su libro Dice lo Zen?

Uno zelante studente salì sulle montagne per studiare con un grande maestro l’arte della spada.

– Maestro, se studio diligentemente, quanto mi ci vorrà a imparare i trucchi della scherma?
– Forse dieci anni.
– Mio padre è anziano, e devo tornare a occuparmi di lui. Se lavorassi veramente sodo, quanto mi ci vorrebbe?
– In tal caso, ci vorranno probabilmente trent’anni.
– Prima hai detto dieci anni, e ora dici trenta. Guarda, sono disposto a sopportare qualsiasi difficoltà e sacrificio. Voglio solo imparare nel più breve tempo possibile.
– In tal caso dovrai studiare con me per settant’anni.

Ecco, appunto.

…o forse è lo straordinario strumento (perfetto, si potrebbe anche dire) sul quale suono ora?

In ogni caso ho speso quasi cinque anni a preoccuparmi principalmente di riuscire -in qualunque modo- ad arrivare al termine di un brano.

Per scoprire infine che viene prima la musica.

Prosegue l’avventura…

IMG_0046 “Hai la mano da liuto barocco”, così Massimo commentava la mia prima entrata a lezione accompagnato dallo strumento che mi è giunto nello scorso agosto.
Può anche darsi sia vero: dopo cinque anni di amoreggiamento (non troppo ricambiato, a dire il vero…) col repertorio Rinascimentale, all’improvviso mi sembra di aver smesso di essere un pesce fuor d’acqua.
Il che non vuole necessariamente dire che i due strumenti rinascimentali debbano per forza rimanere a impolverarsi (gli astucci, non loro) in cima a un armadio, anzi! Però mi fa piacere sentire della musica uscire dal mio strumento e non il fraseggio irregolare che segna il rapporto tra me e il contrappunto cinquecentesco 🙁
Ho seguito passo passo l’iniziazione estiva di Jakob Lindberg, che acquista sempre più senso man mano che lo studio procede.
Lavoro irregolarmente (ahimé…) sui brani della raccolta curata da Anthony Bailes (Tree Edition) ecerco di trarre un senso dalle composizioni più semplici di Ennemond Gautier (CNRS Editions, finché dura -ed è anche in offerta scontatissima!)

Negli ultimi dieci giorni sono inciampato su due splendide Chaconnes: una, attribuita a Johann Georg Weichenberger (+ 1740) proviene da un manoscritto conservato a Praga (Státní archív (CZ-Pa) Ms. RPI 504: grazie a Markus Lutz!), mentre la seconda da un manoscritto svedese conservato al Museo Kalmar, ma edita da Stefan Lundgren.

Proprio questo genere di musica mi ha permesso di approfittare del genio di Massimo, che non suona direttamente il liuto barocco (o liuto francese), ma preferisce frequentare il barocco italiano a partire dal suo arciliuto. Con pazienti consigli, indicazioni sulla leggerezza del tocco, l’inguaribile pedanteria che lo contraddistingue (“Scusa, Luca. Non permettere al basso di fare ‘blang’…) sta cercando di guidarmi attraverso generi musicali che richiedono ben più che un po’ di banale esercizio.

Insomma tra alti e bassi vado avanti, magari non velocemente come avevo sognato, ma avanti.
Un “tarlino” continua però a infastidirmi: mi dispiace che l’organizzazioe degli studi musicali in Italia mi impedisca qualche esame. Il vecchio ordinamento conservatoriale prevede infatti una ben determinata sequenza di esami, a differenza dell’uso accademico che si concentra più sulle materie curricolari che non sull’ordine in cui devono essere verificate. Per farla breve: non posso superare alcun esame sul Barocco se prima non mi armo di sacrosanta pazienza e mi sottopongo al fatidico “Teoria & Solfeggio” e successivamente supero il muro del programma rinascimentale.
Come dire che mi accontenterò di cercare di imparare a suonare e lascerò i gradi per la prossima volta!

Altri liutisti…

Gruppo Senza nessuna pressione da parte mia, salvo il mio pessimo esempio, mio figlio Tommaso (12 anni appena compiuti) inizierà nei prossimi giorni a studiare il liuto rinascimentale.
Il suo primo strumento sarà indubitabilmente il 6 cori che ho ritirato a Gennaio da Stephen Barber & Sandi Harris, mentre io spendo la maggior parte del mio tempo sul Barocco…

Ci sono fondate speranze che la piccola Cecilia, sua sorella, che canta con gradevoli risultati, si lasci attrarre dal repertorio per voce e liuto.

Mi auguro che Massimo abbia un piccolo spazio nella sua lunga lista di studenti 🙂

Un’altro sabato di lezione (e a Venezia è un’altra cosa…)

SantoStefano La Scuola di Musica e Danza Antica di Venezia ha cambiato sede e da qualche settimana si trova nelle immediata vicinanze di Campo S. Stefano.
Improvvisamente libero da altri impegni di famiglia ho colto al volo l’occasione, ho confermato a Massimo che avrei potuto seguire la sua lezione e mi sono concesso lo sfrenato lusso di ben due sabati consecutivi di liuto…!

Certo, a costo di risultare completamente ridicolo confermo che a Venezia è proprio un’altra cosa… Non tanto perché si suoni automaticamente meglio nella città che un tempo ospitò “un liuto in ogni casa”, ma perché i monomaniaci come lo scrivente inevitabilmente vivono di un’intricata rete di sottili riferimenti.
Suoniamo il liuto perché “è lo strumento più bello del mondo” (Massimo dixit) e siamo disperatamente (vale a dire senza speranza) legati agli aspetti estetici che della “nostra” musica fanno parte.
E suonare il liuto a Venezia è davvero un’altra cosa…!
Del pellegrinaggio a Campo Santo Stefano avevo già avuto modo di scrivere lo scorso anno, senza immaginare che sarebbe diventato una destinazione abituale con il trasferimento del nostro gruppo dalla Chiesa di San Salvador (della quale per anni siamo stati ospiti) ai nuovi locali.
Ed è splendido avere il piacere – tutto interiore :-)) – di infilarsi brevemente nel Bacaro “Da Fiore” per un cichèto, bere un paio di bicchieri di turbolino novello (almeno credo si chiami così…) e poi dedicarsi a un’intensa lezione di liuto barocco.
Bellissima lezione, ricchissima di ottimi consigli sull’interpretazione degli abbellimenti nella musica francese, in particolare (nel mio caso) in Ennemond Gautier.
All’uscita dalla lezione trascorro qualche minuto nella Chiesa di Santo Stefano e poi mi lascio attrarre dallo splendido negozio di carte di Alberto Valese Ebrù, in cui non è materialmente possibile non acquistare qualche stampa e magari un paio delle splendide carte da legatoria in esposizione.
Aggiungo che il proprietario non solo ha un gusto invidiabile e una professionalità assolutamente fuori dall’ordinario, ma rientra a farci visitare il suo negozio proprio nell’istante in cui ha deciso di concedersi un caffé al bar all’angolo. Non accade proprio sempre sempre, in particolare a Venezia…

Una giornata speciale, una lezione veramente appassionante e una nuova parte di Venezia da imparare a conoscere. Rientro a casa nel chaos dell’annuale Fiera di S. Andrea di Portogruaro stanchissimo, ma felice.

Lezione di liuto barocco

Un breve post: sono appena tornato dalla mia prima lezione personale con Jakob Lindberg. Un’ottima esperienza -non che ne dubitassi 😉
Ci eravamo dati appuntamento a Pordenone dallo scorso Agosto, quando avevo partecipato alla sua tradizionale Masterclass alla Sommerakademie di Neuburg an der Donau.

Di questo lungo incontro personale, calmo e misurato, cerco disperatamente di ricordare i tantissimi consigli ricevuti suonando insieme (90 minuti!) la raccolta edita da Anthony Bailes, 32 Easy Pieces for Baroque Lute pubblicata da Tree Edition e l’invito a studiare il Manuscrit Barbe pubblicato in fac-simile dalle Editions Minkoff.

Questa sera il concerto, interamente dedicato a Sylvius Leopold Weiss.

La prossima lezione sarà a Stockolm, finanze permettendo 😉

Musica mentis medicina mestae

DSCN1213Nei momenti più complessi, cos’altro si può desiderare se non di ritirarsi “in angulo cum libro” per lasciarsi affascinare da musica sempre nuova e sempre diversa?

Questo è ciò che mi capita da quando la consegna del nuovo strumento mi ha costretto ad avvicinarmi al liuto barocco. Per cinque anni mi sono abituato a sonorità, tecnica, accordatura e scrittura tra loro almeno in parte coerenti: il XVI secolo e le sue infinite sfumature contrappuntistiche, con la difficoltà tecnica costituita dalla musica elisabettiana, abilmente nascosta sotto la preferenza (reale) per il mentalizzato contrappunto italiano.

Non posso ricredermi: mi distacco con enorme difficoltà dalle abitudini costruite e consolidate in questi ultimi cinque anni di studio amorevole e appassionato, tuttavia i 32 brani raccolti da Anthony Bailes e pubblicati da Tree Edition mi trasportano lentissimamente verso un mondo differente, dominato dallo style brisé e da sonorità e tecnica affatto diverse.

Bellissima musica, probabilmente semplice (“Easy pieces”), ma il pollice cerca dei cori cui non era abituato e io tento di non guardare la mano destra a ogni movimento.
Non tanto facile, in fondo 😉

Ma la viziosa curiositas che inficia il paziente lavoro dello studioso (che io non sono) mi spinge a saltare da un libro all’altro, da un fac simile al successivo, da un autore complesso al prossimo: ben lontano da quanto Paul O’Dette dice nella sua ultima intervista (sul Lute Quarterly della Lute Society of America), non ho certo intere giornate a mia disposizione per lo studio.

Ma leggo e provo a suonare,e la musica si fa medicina della mente.

Suonare in due

Lo studio con Massimo è appena giunto alla quarta lezione e si è inaspettatamente evoluto in un suonare a due che risulta molto produttivo e anche molto più divertente!
Non ho una foto da pubblicare, ma farò in modo di averne una presto.
Insieme abbiamo suonato La Rossignol dal Jane Pickeringe Lute Book (leggete le Notes di Lynda Sayce al manoscritto nell’interpretazione di Jacob Heringman), la Spagna a due liuti di Francesco da Milano (inevitabile…) e restano in coda A Plaine Song da The School of Musicke di Thomas Robinson e il Canone di Francesco da Milano.
Non si tratta ovviamente di musica “difficile” o complessa contrappuntisticamente, ma di grande soddisfazione suonata insieme.

Ancora una volta (e so che non sarà l’ultima) ringrazio Dario Pivato per le trascrizioni dal Jane Pickeringe Lute Book e per la cura dell’edizione moderna di Thomas Robinson.

Un calcolatore per la posizione dei tasti

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Bettina Hoffmann nel sito dedicato all’ensemble Modo Antiquo pubblica un interessante calcolatore per la posizione dei tasti.

Recentemente ho avuto una lunga conversazione con Massimo Lonardi a proposito dei temperamenti in uso sul liuto rinascimentale e prima o poi sento che solleverò il doveroso vespaio di polemiche riassumendone i contenuti.

Per ora mi scuserete se mi limito a segnalarvi il calcolatore.
Ringrazio in modo particolare Arno per la sua e-mail e il riferimento.

Lezioni estive :-)

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Dopo aver trascorso in luglio una congrua porzione del mio tempo a suonare e studiare “da me solo”, venerdì ho finalmente raggiunto Massimo a Venezia per un breve incontro.
Tema erano la splendida Fantasia di Marco da L’Aquila di cui ho già detto, la prima Fantasia di Iean Pavl Paladin (un’ottima registrazione di Eugène Ferré è disponibile qui) e il Ricercare 11 di Francesco da Milano.
Purtroppo era una giornata assurdamente calda e suonare mi risultava quasi impossibile 🙁
Oggi parto per la Sommerakademie di Neuburg an der Donau che include una settimana di masterclasses con Jakob Lindberg.
Spero di sopravvivere.

La foto allegata riguarda un liuto a sei cori di Malcolm Prior in merito al quale sto facendo seri programmi 🙂

Sarà un caso?

Liuto di Anonimo, Padova, fine XVI sec., Cité de la Musique, E980Qualche tempo fa in questo post sollevavo tutti i miei dubbi sugli strumenti a otto cori. Oggi nella sezione dedicata alla Vendita di strumenti della Lute Page di Wayne Cripps notavo l’incredibile maggioranza numerica di liuti a otto cori in vendita.

Provo a trarne una conclusione: forse molti liutisti si stanno accorgendo che un liuto a otto cori – legato al repertorio della fine del XVI secolo – non è necessariamente il più adatto per affrontare la enorme quantità di repertorio cinquecentesco, quasi sempre strettamente per uno strumento a sei cori.

A proposito: Kapsberger “suona” benissimo su un liuto a otto cori 😉