Arciliuto

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Posso parlare solo di innamoramento in questo caso, non certo di necessità.

L’attrazione fatale verso la musica del ‘600 ha finito per prevalere su qualunque logica e lo scorso sabato ho telefonato a Massimo per avere dei lumi.
Ha senso avere un arciliuto? Quale?
In più io ho un certo imbarazzo a circolare con custodie rigide lunghe DUE METRI e dunque pensavo all’arciliuto che ho visto a casa di Massimo e che ha dimensioni del tutto umane (un metro circa).

Massimo è stato decisamente positivo sull’argomento e molto generoso di consigli:

  • l’utilizzo dell’accordatura rinascimentale rende la vita decisamente MOLTO più facile
  • evitare gli strumenti pedissequamente copiati dagli originali e che poi sono insuonabili
  • nonostante ciò che i musei presentano, il primo coro è meglio sia singolo
  • i cori non tastati possono tranquillamente essere singoli. Se raddoppiati sono molto difficili sa far suonare correttamente e tendono a sbattere tra loro
  • la qualità delle corde utilizzate oggi permetterebbe ampiamente l’utilizzo di cori singoli non tastati
  • la lunghezza delle corde vibranti tastate dovrebbe rimanere simile a quella del liuto rinascimentale, cosí da non richiedere alla mano sinistra un cambiamento radicale di impostazione
  • il repertorio è ampio e molto bello. Basterebbe Alessandro Piccinini a giustificare l’acquisto di un arciliuto.

Così ho preso il coraggio a due mani (come si dice) e ho telefonato a Stephen Barber & Sandi Harris, che hanno fatto il liuto rinascimentale a 8 cori (Hans Frei – Vienna, Kunsthistorisches Museum C34).
Ho parlato a lungo con Stephen, che ha MOLTO insistito sulle caratteristiche dell’arciliuto così come è presente nelle collezioni. A suo parere deve pur esserci un motivo se tutti gli arciliuti sopravvissuti, di qualunque dimensione, presentano tutti i cori doppi. Non si tratterebbe tanto di una questione di “qualità delle corde”, quanto di piuttosto di “colore del suono”.
In fondo i piroli possono essere lasciati liberi e il ponticello forato perché le due opzioni siano possibili, cioè sia quella indicata da Massimo (rimo coro e cori non tastati singoli) che quella “storica” (tutti cori doppi).

Io ho sottolineato che mi farebbe molto piacere suonare (almeno provarci!) sulla copia di uno strumento nato a Venezia e le immagini dei due strumenti di Matteo Sellas sono davvero splendide.

Rimane aperta la questione della lunghezza della corda vibrante: io sono tentato di scegliere comunque il modello si Matteo Sellas esposto a Parigi, alla Cité de la Musique, che presenta una corda vibrante un poco più corta (credo circa 580mm) rispetto a un altro strumento un poco più lungo.
Data la notevole qualità delle nostre corde, davvero pochi millimetri in meno sui cori non tastati non dovrebbero gravemente compromettere la qualità del suono, e lo strumento sarebbe più corto.
Una mia mania? Può darsi.

Ora passo al tempo dell’attesa. Come la volta scorsa (gennaio 2006), lo strumento dovrebbe essere pronto per Resonanzen 2008, la manifestazione viennese dedicata alla musica antica che comprende una notevole esposizione di strumenti. Si tiene ogni anno nella seconda metà di gennaio.

Ne scriverò ancora, dell’arciliuto intendo.