A Pordenone c’era Baschenis

BaschenisA furia di rimandare, rischiavo di perdermi due quadri “simbolo” per ogni liutista: le due famosissime nature morte con strumenti musicali di Evaristo Baschenis.
Erano esposte fino ad oggi negli “Spazi Espositivi Provinciali” a Pordenone, mentre normalmente si trovano all’Accademia Carrara di Bergamo. Sulla pare di fronte erano esposte due opere del pittore milanese Bartolomeo Bettera (Bergamo 1639 – Milano? 1688)
Bettera01, altrettanto interessanti per l’iconografia del liuto e della chitarra barocca.
Mi sono fermato lungamente a ammirare i due quadri di Baschenis e soprattutto a riflettere sugli strumenti rappresentati, misure, caratteristiche, piccoli dettagli estetici, etc.
Mi porto via il desiderio di avere un nastro come quello raffigurato nella prima, magari dello stesso colore. Rida pure chi vuole.

I liuti di Charles Mouton

Des MoulinsIl liutista francese Jean-Marie Poirier alcuni mesi fa ha postato alcune foto di un bellissimo strumento costruito da Julien Stryjak, liutaio a Strasburgo.

Oggi segnalo l’articolo pubblicato sulla rivista della Société française de Luth e pubblicato dallo stesso Julien Stryjak sul proprio sito: le(s) luth(s) du portrait de Mouton.
Molto interessanti le sue osservazioni sulle differenze che si notano tra il ritratto a olio di François Mouton e l’incisione successiva.
In particolare poi mi hanno molto incuriosito i riferimenti all’unico liuto conservato di Jean Des Moulins (1644).

L’angelo liutista in un quadro di Flaminio Torri

Flaminio Torri - angelo liutistaLo scorso sabato una mia cara amica era a Bologna per lavoro e si è casualmente fermata di fronte a una piccola mostra in un bel palazzetto del centro (purtroppo non ha saputo darmi maggiori indicazioni), notando un bel quadro di Flaminio Torri, pittore del seicento bolognese, che raffigura un grande angelo liutista.
Mi ha colpito, e solo per questo motivo lo propongo, l’inequivocabile posizione della mano destra: vicinissima al ponte, con il mignolo DOPO il ponte stesso.

Purtroppo non sono stato in grado di trovare delle riproduzioni del quadro (Sacra Famiglia con angeli musicanti) in una definizione accettabile, salvo quella (abbastanza piccola) disponibile a questo indirizzo su Wikipedia.
Il particolare volenterosamente fotografato dalla mia amica non è molto dettagliato, ma aiuta un poco a cogliere la problematica.

Personalmente, non posso impedirmi di dubitare fortemente che il liuto produca una timbrica “interessante” con questa posizione della mano e le corde (e la relativa tensione) che noi attualmente usiamo, ma sono sicuro che Mimmo Peruffo saprebbe aggiungere qualche indicazione alle mie titubanze.

Fate le vostre riflessioni 🙂

L’accompagnement du Luth

Accompagnement
Oggi si fa memoria di s. Cecilia, patrona della musica – anche se solo per il tragico errore di un antico copista.
Da qualche giorno avevo notato nella vetrina di un negozio della mia amata Portogruaro una stampa in ottimo stato, intitolata “L’Accompagnement du luth”.
Questa mattina ho scoperto che – stranamente – non era fuori portata delle mie possibilità economiche e l’ho comperata, decidendo all’istante di regalarla a mia figlia Cecilia, che studia insieme a me qualche chanson au luth.
L’incisore è Pierre Audouin, gradevolissimo, che ha riprodotto un noto quadro di Caspar Netscher.
Dopo qualche ricerca ho appreso che la stampa fa parte della raccolta:
Schermata 2011-11-22 a 18.49.07
come risulta indicato nel volume:

Schermata 2011-11-22 a 18.54.09
disponibile su Google books.

Un bel liuto pre-rinascimentale

André A Illegio, piccolo borgo friulano a pochi chilometri da Tolmezzo (Udine), si è da poco aperta una bella mostra che ha avuto eco nazionale: Angeli, volti dell’Invisibile.
Se non siete troppo distanti, andate a vederla: il catalogo delle opere è imponente e l’organizzazione positivamente impressionante.
Se poi tenete conto che il borgo di Illegio non arriva a 400 abitanti, coglierete quanto l’operazione sia coraggiosamente fuori dal comune.
Nella quarta saletta della Mostra sono rimasto molto colpito da un piccolo angelo liutista, sul fianco destro della Madonna: opera del Maestro della Madonna André, proviene dal Museo Thyssen Bornemisza a Madrid.
Lo strumento che l’angelo suona è chiaramente pre-Rinascimentale, i cori sono distanziati per permettere l’uso della penna come plettro e mi seembra di intuire una seconda “rosa” colorata di rosso, a forma di monofora, come si ritrova spesso nell’iconografia quattrocentesca.
Il guscio è composto dalle caratteristiche doghe “flautate”, cioè di forma concava, che così spesso mi è sembrato di riconoscere nell’iconografia rinascimentale (vedi per esempio Gli Ambasciatori di Hans Holbein di cui scrivevo qui), ma che raramente ho avuto modo di trovare in uno dei “nostri” strumenti. Chissà perché…

La tavola intera è disponibile on-line qui.

Una bellissima sopresa a Trieste

Montagna_1 È una giornata piuttosto grigia e triste: non l’ideale per un veloce passaggio a Trieste. Speravo sinceramente in una tregua che mi mi regalasse una splendida vista del golfo, ma novembre -e giustamente- non è il mese adatto per godersi il mare.

Dovevo fare un veloce sopralluogo al Museo Sartorio per valutare se la sala a disposizione potesse essere utilizzata per un importante evento. Di umore grigio come il tempo entro nel museo (veramente un bellissimo restauro, complimenti) e… resto quasi senza fiato. Sulla parete sinistra della cappella che precede la sala che devo verificare c’è un quadro, chiarissimamente cinquecentesco, in cui campeggia un bel liuto a sei cori!

Mi fermo, mi avvicino, nessun allarme si mette a suonare e posso concentrarmi a piacere: davvero una sorpresa particolare. La Madonna in trono con Bambino e angeli musicanti è attribuita a Benedetto, figlio del celeberrimo Bartolomeo Montagna, dipinta negli 1535-1540.
Tutti i liutisti conoscono la sua pala esposta alla Pinacoteca di Brera alla base della quale si trovano due bellissimi angeli con liuti.

Montagna_2

Le mie fotografie, fatte al volo con l’iPhone prima che qualcuno mi apostrofasse con il consueto “no se pol”, non sono certamente all’altezza dell’opera, ma sufficienti a comunicare la sorpresa di trovare una testimonianza così familiare in un luogo inaspettato: il raggio di sole necessario a illuminare una giornata del più standard grigiore triestino.