Robert Lundberg: la fisica e la metafisica del liuto di Galileo

CMusiqueAnonimoPadovaE980Mentre svolgevo altre ricerche (come sempre…) ho trovato per caso le indicazioni relative a una raccolta di articoli curata da Victor Coehlo e intitolata Music and science in the age of Galileo.
La miscellanea, originariamente pubblicata nel 1992, risulta piuttosto cara e presenta un unico articolo che mi interessa particolarmente, quello del defunto liutaio Robert Lundberg, intitolato In tune with the universe: the physics and metaphysics of Galileo’s lute.
Avendo anni fa comperato e apprezzato il suo libro Historical lute construction, mi sono messo in caccia e ho trovato una “pia anima” che dall’altro capo del mondo mi ha caritatevolmente messo a disposizione lo scanning del contributo in questione.
Chi fosse interessato può scaricarlo da QUI.

La tiorba è arrivata, ma ripartirà subito :-(

TiorbaAlle 11 in punto di oggi una fatina buona (leggi UPS) mi ha consegnato una bellissima tiorba che proviene da un caro amico tedesco.
Ho preso immediatamente le misure (cori tastati: 82,5cm diapason: 167cm). Il guscio ha 35 doghe in tasso e credo il modello faccia riferimento a uno strumento che Pietro Raillich costruì a Padova verso la metà del XVII secolo.
Il liutaio è, per ironia della sorte, lo stesso che pochi mesi fa ha deciso di considerarmi indegno di un suo strumento, e anche il modello è proprio quello che io avrei desiderato che lui costruisse per me.

Si vede però che la sorte congiura contro le mie ambizioni tiorbistiche, perché dopo 5 minuti esatti di accordatura la tavola armonica si è sollevata dal guscio e ha mostrato un disastroso “spiffero” di oltre 5mm dalla parte del ponticello – disastro! (direbbe un noto comico)

Ho allentato nuovamente tutte le corde e, rassegnato, ho depositato lo strumento nel suo (lunghissimo) astuccio: venerdì andrò a consultare il medico che si troverà a dover intervenire non su uno, ma su due pazienti.

Sic transit gloria mundi 🙂

Corsi, ricorsi e uno sgabello

Folger-19 Dopo due anni di scarsa frequentazione del repertorio “rinascimentale” (e sappiamo tutti benissimo che è un’orrenda definizione…) mi sono ritrovato in montagna con un po’ di lussuoso tempo libero e il Folger Dowland Manuscript.
Avevo ancora gli appunti della lezione dello scorso anno con Jakob a proposito della Lachrimae Pavan, ma soprattutto avevo ascoltato l’incredibile concerto di Emma Kirkby e Jakob a Neuburg an der Donau, e mi si erano scolpite parecchie sfumature nella memoria.
In sostanza ho trascorso quasi un mese senza suonare altro che no fossero i brani di John Dowland (o presunti tali) dal Folger Dowland Manuscript.
E’ un percorso strano quello che passa dall’11 cori francese per ripiombare nella musica di Dowland sull’8 cori (eh sì, volevo venderlo, ma Jakob mi ha convinto a tenerlo…)
Ho dovuto ristudiare una postura che andasse d’accordo con la mia altezza, grazie a una fantastica panca da falegname che ho trovato in montagna e che è proprio della giusta altezza.

Rientrato a casa ho potuto approfittare di un fantastico regalo di Natale ricevuto lo scorso anno: per motivi a me oscuri non funzionava granché bene con il liuto barocco, ma si è rivelato assolutamente perfetto per l’otto cori (più piccolo e perciò per me più critico da tenere).
Lo sgabello, se così si può dire, aveva colpito anni fa la mia attenzione durante uno dei miei tanti viaggi di lavoro in Germania ed era rimasto come un desiderio inappagato: si chiama Mi Shu e quest’anno ha vinto il Red Dot design Award.
Frutto della creatività di Frau Gabriele Wander è veramente uno sgabello particolare che obbliga a continui movimenti della colonna vertebrale. Peccato che, per quanto posso vedere, il sito sia solo in tedesco.
Avevo qualche dubbio sulla sua funzionalità per chi, coem noi, appoggia lo strumento sulle gambe, e invece è perfetto, per lo meno per me.
Se non sapete cosa regalarvi a Natale, potrebbe essere una buona idea 🙂

33. Sommerakademie – Alte Musik a Neuburg an der Donau

DSC00473Eccomi. Anche la Sommerakademie – Alte Musik di quest’anno si è conclusa, Jakob ha dato il meglio di sé, tutti ci siamo ammazzati di fatica ed entusiasmo e, come sempre, ne è valsa la pena!
Fra qualche giorno mi prenderò un po’ di tempo per racconare l’accaduto: per il momento mi limito a ringraziare tutti, ma proprio TUTTI, in particolare Jakob e gli altri partecipanti alla classe di Liuto (Ulf, Stefan e Gerd) e la fantastica flautista Adrienn che ci ha sopportati durante le estenuanti prove del concerto 🙂

Il destino del liutista

Esopo_liutistaGiovedì durante la pausa pranzo mi sono imbucato per pochi minuti nella biblioteca di Portogruaro: volevo dare un’occhiata in giro e magari sfogliare qualche rivista.
Scorrendo la bacheca ho notato una rivista a me ignota, Alumina, che in esergo riporta “Quando il libro era un’opera d’arte”.
Mi tuffo a sfogliarla e scopro tante splendide riproduzioni di minature da manoscritti del XV e XVI secolo: per 10 euro a numero sono di notevole qualità.
Tra gli articoli dell’ultimo numero mi colpisce particolarmente quello dedicato al ms. Spencer 50, custodito alla New York Public Library. Contiene le favole di Esopo nel testo greco e fu ordinato da Lorenzo de’ Medici per il figlio Piero che, pare, iniziava in quel periodo il proprio studio della lingua greca.
Le deliziose miniature furono eseguite da Francesco di Antonio del Chierico e dalla sua bottega.
Belle notizie, ma perché dovrebbero interessare un liutista? E’ presto detto: secondo l’uso interpretativo ancora in voga nell’Italia del Rinascimento, i personaggi sono rappresentati in situazioni sociali e culturali coeve dell’illutratore e del lettore, perciò la favola dedicata allo sfortunato suonatore di cetra (senza talento) che vien cacciato a sassate dal suo pubblico viene da Francesco illustrata con una brevissima sequenza il cui protagonista è – per l’appunto – un liutista.

Non faccio altri commenti: mi limito a includere una riproduzione dell’illustrazione per vostra personale edificazione e riflessione.

mais la difficulté de le bien jouer…

Le luth est un Instrument d’une harmonie étendue, gracieuse et touchante; mais la difficulté de le bien jouer, et son peu d’usage dans les Concerts l’ont presque fait abandonner, et je ne crois pas qu’on trouve dans Paris plus de trois ou quatre Vieillards vénérables qui jouent de cet Instrument.
J’en rencontrais un l’année dernière: c’est M. Falco, Doyen des Secrétaires de messieurs du Conseil, qui me confirma qu’à peine est-il quatre Luthériens, ou Joueurs de Luth dans Paris. Il m’engagea à monter chez lui, où après m’avoir placé dans un Fauteuil antique, il me joua cinq ou six Pièces de Luth, me regardant toujours d’un air tendre, et répandant de temps en temps quelques larmes sur son luth. Il me tira ensuite une fort belle Pièce de Vers, de la composition de feue Mlle Masquière: c’est l’Eloge ou la Déification même du Luth. On voit dans cette Pièce la Métamorphose d’un Roi Samos, sçavant Musicien, changé en Luth. M. Falco me lut cette Pièce d’un ton si touchant, et me parut si pénétré de son sujet, que je ne pus m’empêcher de mêler quelques larmes aux siennes; et ainsi nous nous quittâmes.

Così si esprimeva Titon du Tillet nel 1732 nel suo Parnasse françois.

Ho trovato questa favolosa citazione nel libretto allegato a un CD che mi ha molto colpito, registrato da Rolf Lislevand per Naive nel 2003: La Belle Homicide.
Un lavoro così speciale da richiedere un ascolto davvero molto attento, appassionato quanto la musica che contiene.

I liuti danno dipendenza…

 Ieri sera un simpatico membro della Lista anglosassone dei liutisti ha inviato un messaggio che si concludeva così:

    […] However, lutes are quite addictive, and no matter which you choose (11c or 13c), you will be longing for the other type of lute soon. You know you are a full addict when you order your theorbo. Maybe the lute societies should offer 12-step programs…

Mi sono preoccupato: ho appena contattato un liutaio per una tiorba 🙂