Francesco da Milano descritto da uno spettatore

A coloro che leggono il francese segnalo Pontus de Tyard, Solitaire second ou prose de la musique, Lyons 1555, pp. 114 – 115. L’autore vi cita l’esperienza di “Monsieur de Vintimille” (a margine della p. 114 identificato come “Jacques des côtes de Vintimille”), spettatore di una esibizione di Francesco da Milano durante un banchetto.

Pontus de Tyard, "Solitaire second ou prose de la musique", p. 114

Pontus de Tyard, "Solitaire second ou prose de la musique", p. 115Il racconto, che riguarda un evento verificatosi parecchi anni prima (il liutista Francesco Canova è morto infatti nel 1543), colpisce per la capacità dell’interprete di trasportare i suoi ascoltatori in uno stato di “graziosa malinconia”, “come se l’anima […] si fosse ritirata ai bordi delle orecchie per godere più comodamente di una sinfonia così splendida”.

La posizione così ben descritta degli ascoltatori rapiti ai propri sensi dall’esecuzione di Francesco Canova rimanda inevitabilmente al frontespizio del volume di musica dello stesso Francesco (“Intabolatura di liuto de diversi, etc.”), pubblicata a Venezia dall’editore Francesco Marcolini nel 1536.

 

Il liuto è uno strumento “europeo”

Firma Weiss nel mss. GB-L a pag. 135 Oggi sono al lavoro sul programma per l’esame di “Liuto II” che ho in programma di sostenere in autunno al Conservatorio di  Pavia; mentre riponevo lo strumento pensavo a quanto “europeo” sia il liuto a 13 cori. Provo a spiegarmi meglio.

Silvius Leopold Weiss nasce in territorio tedesco, ma in quella parte della Slesia che dal 1945 appartiene alla Polonia.
Già molto giovane è al servizio del principe elettore del Palatinato Karl Philipp a Breslau (oggi Wrocław). Quando l’Imperatore nomina Karl Philipp Governatore del Tirolo, è ragionevole immaginare che Weiss lo segua a Innsbruck a partire dall’agosto 1707, anche se non abbiamo alcuna evidenza documentale a questo riguardo.

Di fatto non sappiamo esattamente cosa gli accada nei due anni successivi (io mi sono fatto una certa idea, ma ci sono molte verifiche d’archivio che mi attendono prima che io possa decorosamente scriverla e darle un barlume di verosimiglianza), ma certo è che il figlio della Regina vedova di Polonia, principe Aleksander Sobieski, si stabilisce a Roma intorno al Carnevale del 1710 e Weiss è al suo servizio.
Ernst Gottlieb Baron nella sua “Historisch-theoretische und practische Untersuchung des Instruments der Lauten”, 1727, sostiene che Weiss fosse a Roma già dal 1708, e noi sappiamo in effetti che il principe Aleksander Sobieski fece in quegli anni diverse visite a sua madre Maria Casimira Luisa de la Grange d’Arquien a Roma, prima di stabilirvisi in via definitiva nel 1710. Baron potrebbe dunque avere ragione, ma le prove documentali mancano completamente.
Le uniche che possediamo (grazie al lavoro di ricerca della musicologa Francesca Vacca) risalgono al 1712 – 1713: Weiss abita a Roma, appare sposato con Maria Angela, frequenta Palazzo Zuccari, incontra Domenico Scarlatti, la musica italiana in prima persona e quasi certamente la forma che il liuto ha preso in Italia ormai da parecchi decenni: la tratta lunga – di cui Alessandro Piccinini dichiara di essere l’ideatore – e i suoi 13 – 14 cori (parte doppi, parte singoli).

Purtroppo il principe Aleksander Sobieski muore a Roma il 19 novembre 1714 dopo una malattia potenzialmente non brevissima: con ogni probabilità Weiss è già partito nei mesi precedenti, forse per raggiungere nuovamente il suo principe elettore Karl Philipp a Innsbruck. Non sappiamo (e forse non sapremo mai) se il periodo che Weiss trascorre a Roma con il principe sia stato una graziosa concessione di Karl Philipp allo stesso Aleksander Sobieski o un vero e proprio contratto, per quanto disgraziatamente transitorio.

Nel 1718-19 – nei viaggi che intraprende su incarico del principe elettore di Sassonia – Weiss passa più di una volta da Praga, dove con molta probabilità incontra il liutaio Thomas Edlinger e altrettanto probabilmente gli richiede di aggiungere due cori al liuto del tempo, che di cori ne ha sempre ancora 11. Il “nuovo” liuto che Thomas Edlinger gli costruisce non ha (ancora) la tratta, ma semplicemente un secondo piccolo cavigliere aggiuntivo e due cori doppi, che gli permettono – alla moda “italiana, si direbbe – di avere un’intera ottava disponibile nei bassi.
Dal 1719 la musica di Weiss inizierà infatti a fare uso dell’intera ottava dei bassi con crescente sistematicità e la musica composta precedentemente verrà “corretta” (se così si può dire) per sfruttare i due cori aggiuntivi accordati abitualmente in si e la, rispettivamente.

Per entusiasmo tutto personale aggiungo che nel primo trimestre del 1718 Weiss si trova a Dresda alla corte di Augusto il Forte, su licenza di Karl Philipp. Il 4 aprile infatti riceve da a Augusto il Forte una lettera di scuse da consegnare a Karl Philipp, in cui il principe elettore di Sassonia ringrazia Karl Philipp e lo prega di scusare il suo servitore per la prolungata assenza.
Per consegnare questa lettera e congedarsi in via definitiva da Karl Philipp, Weiss deve raggiungerlo a Neuburg an der Donau, dove Karl Philipp è temporaneamente di stanza con il suo seguito. Se la presenza del Governatore del Tirolo è ancora documentata a Neuburg il 22 luglio 1718, il 13 agosto Karl Philipp è già a Schwetzingen e da lì raggiungerà Heidelberg.
Come nota di colore per chi, come tutti noi frequentatori della Sommerakademie – Alte Musik, è definitivamente legato a Neuburg, si può con relativa sicurezza affermare che nel luglio di 300 anni fa, anche Silvius Leopold Weiss vi soggiornò.

Nell’articolo del Lexicon (Johann Christoph Gottsched, ed.,“Handlexicon oder kurzgefasstes Wörterbuch der schönen Wissenschaften und freyen Künste”, Leipzig, 1760) dedicato a Weiss, la liutista e sua allieva Luise Gottsched gli attribuisce la paternità della tratta – caratteristica che lo strumento assumerà circa 10 anni più tardi – e dei 13 cori, da cui il liuto non si allontanerà più.

Credo perciò sia ragionevole affermare che lo strumento a 11 cori ha percorso la Francia e le terre di lingua inglese e tedesca, e si è incrociato più volte con il gusto italiano.  Con l’aiuto di un liutaio tedesco trapiantato a Praga – su indicazioni di un musicista tedesco (Weiss, appunto) nato nell’attuale Polonia e a servizio prima del Governatore del Tirolo e poi del Re di Sassonia e Polonia – ha raggiunto la configurazione che oggi noi comunemente definiamo “liuto barocco”.

Non riesco a immaginarmi un destino più europeo di così.

E a proposito di Maria Angela: negli anni immediatamente successivi al 1713 della moglie “romana” (se non altro per domicilio) di Silvius Leopold Weiss si perderà ogni traccia. Non c’entra nulla con lo strumento, ma non riesco a impedirmi di domandarmi che fine abbia fatto la povera Maria Angela…

Leùto?

Il vocabolo (che soltanto in pochissimi dei codici fiorentini ricorre nella forma ‘liuto’), è usato da Dante una sola volta, quale secondo termine di una similitudine che fa capo a mastro Adamo: Io vidi un, fatto a guisa di lëuto, / pur ch’elli avesse avuta l’anguinaia / fronca da l’altro che l’uomo ha forcuto (If XXX 49).
[…]
È interessante ricordare innanzi tutto che la terzina sopra citata costituisce la prima testimonianza cronologica che si trovi, del leuto, nella letteratura italiana. Più avanti, nel sec. XIV, esso è più volte menzionato, ma sempre come strumento raffinato delle persone colte, a differenza di quanto avveniva altrove, ad esempio in Germania, ove il leuto era diffuso anche nelle classi medie (anche il Petrarca fu liutista, e alla sua morte, nel 1374, egli legò il suo strumento all’amico Tomaso Bombasi da Ferrara). In ogni caso, e soprattutto al tempo di Dante, esso costituiva un’autentica rarità.

(Raffaello Monterosso, voce “leuto” in “Enciclopedia Dantesca”, Treccani 1970)

“Il famoso liutista Leopold Weiß…”

Screenshot 2014-08-23 18.00.44E’ stata una lunga pausa da quando ho pubblicato l’ultima pagina di questo weblog.
Dovrei dire di tantissima musica, della XXXVI Sommerakademie – Alte Musik a Neuburg an der Donau e di molte altre cose.
In pratica invece mi limito a segnalare tre deliziose paginette scritte da Friedrich Wilhelm Marpurg e pubblicate a Cölln nel 1786, che ho scoperto grazie alla segnalazione di un altro liutista, Christian Zimmermann.
Digitalizzate nell’immenso progetto della Bayerische Staatsbibliothek, sono consultabili (e scaricabili) QUI.

In effetti sono in tedesco, e stampate nella famigerata fraktur, ovverosia in quel tipo di carattere utilizzato nelle tipografie di lingua tedesca fino a pochissimo tempo fa e derivato dalla famiglia cosiddetta gotica.

In pratica si racconta di come “il famoso liutista Leopold Weiss” abbia visto la sua futura moglie durante una passeggiata serale a Breslau, l’abbia abbordata con un Compliment, le abbia domandato se fosse già sposata e, alla di lei risposta negativa, le abbia immediatamente detto che sperava allora di essere il fortunato sposo.

Mentre ero alla ricerca di altre informazioni su Sylvius Leopold Weiss non ho resistito a pubblicare questa, così imprevista e graziosamente raccontata.

Un intarsio e le corde

Bundle-klein1Dagli intarsi di Fra Damiano da Bergamo presso lo Château de la Bastie d’Urfé, ricostruiti al Metropolitan Museum of Art di New York, proviene l’immagine di questo post.

Un visitatore (Marc Lewon) ha commentato in questo bel post le sue riflessioni sulle corde del liuto rappresentate in questo dettaglio degli intarsi e come il loro curioso aspetto “morbido” coincida con le indicazioni di altri trattati successivi (Hans Gerle, 1546 e Adrian Le Roy, 1574).

La sostituzione dei legacci

All’improvviso mi accorgo che tutto il mio tempo libero è stato assorbito dalla tiorba, in modo particolare da Robert de Visée (da cui non riesco a separarmi) e da Kapsberger (che dovrei decidermi a studiare meglio…).
A proposito di Kapsberger poi, non riesco a liberarmi dalla tentazione di pensare che il ben noto ritratto dell’uomo con il chitarrone di Van Dyck sia dedicato a lui. Solo un blink 😉

Tornando al tema di questo post, non credo che siano in molti ad amare svisceratamente l’inevitabile sostituzione dei tasti/legacci dei propri strumenti. Mentre cercavo tutt’altro, sono caduto sulla pagina del liutaio francese Gwendal Le Corre (begli strumenti da studio – tra l’altro – e non cari…) che ha pubblicato una breve documentazione fotografica sulla sostituzione dei tasti. E’ talmente ben fatta (per una volta…!) che ho pensato che dovessi prenderne nota.
Non trovo più l’indirizzo originale da cui l’ho scaricata, ma potete trovarla QUI.

Anthony Rooley a proposito del liuto e della sua musica

Un bellissimo intervento di Anthony Rooley (segnalatomi da Davide Rebuffa): “La musica non è nient’altro che una decorazione del silenzio” (Marsilio Ficino).

Purtroppo non sono riuscito a trovare la provenienza di questa citazione!

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IDX2Qlujg5g?feature=oembed&w=500&h=281] 

A Pordenone c’era Baschenis

BaschenisA furia di rimandare, rischiavo di perdermi due quadri “simbolo” per ogni liutista: le due famosissime nature morte con strumenti musicali di Evaristo Baschenis.
Erano esposte fino ad oggi negli “Spazi Espositivi Provinciali” a Pordenone, mentre normalmente si trovano all’Accademia Carrara di Bergamo. Sulla pare di fronte erano esposte due opere del pittore milanese Bartolomeo Bettera (Bergamo 1639 – Milano? 1688)
Bettera01, altrettanto interessanti per l’iconografia del liuto e della chitarra barocca.
Mi sono fermato lungamente a ammirare i due quadri di Baschenis e soprattutto a riflettere sugli strumenti rappresentati, misure, caratteristiche, piccoli dettagli estetici, etc.
Mi porto via il desiderio di avere un nastro come quello raffigurato nella prima, magari dello stesso colore. Rida pure chi vuole.