La lunghezza della tiorba

Tiorba_Venere_Padova_1611_KHM_SAM_43Come raccontavo nel post precedente, non è che le dimensioni di un potente chitarrone italiano siano di una comodità straordinaria: è inevitabile porsi qualche domanda (del tipo: “ma voglio davvero passare i prossimi dieci anni a portarmi in giro questo coso??”) e fare qualche ricerca.
Lo spunto me l’ha dato il concerto a Verbania: Rolf suonava una tiorba “corta” e ricordavo numerosi dialoghi sulla pressoché atrofizzata lista dei liutisti italiani tra i fautori di uno strumento corto e trasportabile e i filologi che non tollerano alcunché che sia lungo meno di un metro e settanta.
Così mi sono messo in caccia: prima ho riletto con calma e attenzione l’ottimo lavoro di Diego Cantalupi sulla Tiorba (potete scaricarlo da QUI), poi ho ricominciato a scandire i siti dei principali musei, soprattutto a partire dalle indicazioni fornite dai liutai.
Con tutti i limiti di una ricerca certamente non degna di un lavoro scientifico, ho però notato il riferimento che il liutaio ceco Jiri Cepelak fa a una tiorba costruita da Wendelio Venere (Wendelin Tieffenbrucker) a Padova nel 1611 e oggi conservata a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum con il numero di catalogo SAM 43.
Ho scritto al Museo e sono in attesa di ricevere i disegni dello strumento, il quale avrebbe una lunghezza dei sei cori tastati di 75,3cm e dei contrabbassi di 121,2cm. Anche il liutaio Jiri Cepelak sottolinea che la lunghezza vibrante sarebbe “davvero inusuale e probabilmente non autentica”, ma mi sembra testimoniare quanto possa essere comodo avere a disposizione uno strumento della famiglia della tiorba, ma di lunghezza più umana.
Sono assolutamente convinto che ci siano ottimi motivi – oltre alle numerose testimonianze museali – per sottolineare l’autenticità (e relativa unicità) degli strumenti di grandi dimensioni, ma – come una volta mi ha fatto notare il liutaio Ivo Magherini: prima di tutto, quale tiorba?
Dalla tiorba padovana al théorbe des piéces le variazioni sono davvero talmente numerose che – come sempre nella famiglia dei liuti – il povero liutista dovrebbe rassegnarsi a vivere in un museo (e ad averne il budget) e organizzarsi per assumere il personale necessario che – come alla corte di Louis XIV – abbia la responsabilità dell’accordatura e dell’acquisto delle corde per i numerosissimi strumenti a costante disposizione dei musicisti del re.

Per il momento dunque mi si ripropone la domanda di sempre: ma davvero voglio passare i prossimi n anni a portarmi in giro uno strumento del genere? Probabilmente sì.

4 pensieri riguardo “La lunghezza della tiorba”

  1. Una tiorba di questo tipo è sensata solo se prevede il raddoppio all’ottava dei contrabbassi. Come peraltro risulta chiaro dal disegno del Praetorius che hai riportato…

  2. Bello strumento, a vedersi. Ho sentito dire che Didier Jarny è bravo.
    Se fosse una cosiddetta “théorbe des pièces” accordata in re minore, avrebbe decisamente un senso. Se invece non lo è, è sicuramente più comoda da trasportare in giro. Sul resto, direi che ho già scritto fin troppo 😉

  3. In effetti ho trovato l’intavolatura e il pezzo sarebbe in LA minore. Qui invece lo suonano in Re minore (con il diapason a 415Hz) e la tiorba è senz’altro una “théorbe des pièces”. Peccato perché sarebbe stata comoda…

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