Dolori d’Allemande

Allemande Metaforicamente è un po’ come se le avessi prese…
La scorso sabato Jakob si è dedicato con energia a indicarmi quante imprecisioni di lettura metrica ci fossero nella mia interpretazione di un paio di brani, e questo sabato Massimo si è impegnato nella stessa direzione. Il mio malcelato nervosismo, che stava velocemente montando in una sacrosanta inca**atura, ha fatto sì che ieri rientrassi a casa con la netta impressione che non c’è nulla di peggio al mondo di un musicista stressato.
Una volta calmato (e c’è voluto un po’) mi sono reso conto che le imprecisioni si concentravano nell’ Allemande, movimento di danza di supposto gusto tedesco -per lo meno così ritenevano i musicisti francesi del XVII secolo- e di andamento lento.
Da anni ritengo che il cimentarsi dei liutisti con forme di danza completamente sconosciute sia una delle tante assurdità che ci colpiscono, analoga all’utilizzo di un computer portatile incatenato alla scrivania per evitare che venga spostato (storiella vera di qualche anno fa).
Alle orecchie dell’ascoltatore abituale di musica tra il XVII e il XVIII secolo la definizione Allemande richiama un ritmo e dei passi ben precisi, un po’ come dire twist alla generazione dei miei genitori.
Ma visto che il liutista di turno non ha frequentato i saloni di Versailles, chissà se riesco a trovare qualche definizione ritmica che mi aiuti a “sentire” una volta per tutte il battito dell’Allemande?
Dopo qualche ricerca sulle varie versioni nazionali di Wikipedia, ho finalmente trovato l’illustrazione che ho copiato in questo post all’interno della voce Allemande su Wikipedia in lingua inglese.
La voce italiana sembra essere un abbozzo e quella francese non include l’utilissima (per me) figurazione ritmica che ho riprodotta qui.

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