I bordoni di Vincenzo Pinti

Schermata 2009-11-17 a 15.13.56 Dalla Francia un liutista segnala il riferimento e io non so resistere: il testo è davvero troppo "ghiotto" per essere ignorato!

Trajano Boccalini, De' Ragguagli di Parnaso, Amsterdam MDC LXIX

Alle pagg. 47-48 c'è il nostro passo:

Ragguaglio XII

Nella dieta generale de' letterati intimata da Apollo in Elicona, Sua Maestà contro l'aspettazione di ognuno decreta l'eternità al nome di Vincenzo Pinti, nella corte di Roma detto il Cavalier del Liuto.

Sono già passati quattro mesi che Apollo per gli otto del corrente fece intimar la general dieta dei letterati in Elicona, ove al tempo determinato essendo comparsi i prencipi poeti, la nobiltà e i deputati delle universitadi virtuose, la mattina per tempo tutti si congregarono nella gran sala, dove sotto l'ombrella dell'eternità nel suo lucentissimo trono sedette Sua Maestà in mezzo alle serenissime muse. E perché Apollo negli editti che avea pubblicati della dieta, aveva specificato ch'egli la chiamava per dar l'eternità al nome di un virtuoso che avrebbe proposto, vari furono i discorsi dei letterati sopra il soggetto che doveva esser nominato; ma la più comune opinione si ristringeva nel letteratissimo Giusto Lipsio, uomo fiammingo, gli scritti lucubratissimi del quale tanta fragranza rendevano in Parnaso, che in tutti i virtuosi avevano destata più tosto rabbia di divorarli che appetito di gustarli. Altri dicevano che doveva determinarvisi la pubblica entrata, l'audienza nella sala regia e poi l'eternità al famosissimo nome dell'illustrissimo e virtuosissimo cardinal Serafino Olivieri, prencipe de' letterati moderni, il quale ultimamente essendo giunto ai confini di questo stato di Parnaso, con insolite dimostrazioni di onore fu incontrato dalla maggior parte de' virtuosi, i quali grandemente rimasero maravigliati che un uomo, che per tutti gli anni della sua vita era stato occupato nel laborioso carico della Rota romana, avesse potuto acquistar esattissima cognizione della teologia e della filosofia, che fusse il primo giureconsulto dell'età sua, sommo mattematico, valente astrologo, e così li fusse familiare la lingua greca come la latina: faceva il miracolo maggiore l'essersi saputo che un prelato pieno di tante scienze, colmo di tante virtudi, era morto scolare: poiché parendoli di saper poco, nell'età sua ottuagenaria si era posto ad imparare la lingua arabica. Accresceva la riputazione di così nobile personaggio la famosissima sua biblioteca, che egli aveva portata seco: per questo nobilissima, che aveva il padrone più dotto de' libri di lei, tutti così esattamente bene studiati, che erano consumati dagli occhi di quel letteratissimo signore. Mentre dunque il venerando collegio de' virtuosi stava aspettando che la nominazione cadesse in uno dei due tanto famosi soggetti che si sono nominati, Apollo propose Vincenzo Pinti, per l'eccellenza con la quale suona quell'istrumento, nella corte di Roma "detto il cavalier del liuto". Talmente per la viltà del soggetto rimasero storditi i letterati, che con umilissima instanza fecero saper a Sua Maestà ch'essi di buonissima voglia avrebbono eseguito quanto egli comandava; ma che solo li ricordavano che il suo fidelissimo collegio de' virtuosi con mal animo nel suo numero ammetteva un citaredo. A questa instanza rispose Apollo ch'egli aveva antiveduta la presente maraviglia del collegio: che nondimeno di buon animo decretassero l'immortalità al cavaliere, poiché sapea di comandar cosa necessaria, ancorché loro paresse strana. Per secreto scrutinio dunque fu vinto il partito, e favoritissimamente decretata l'eternità al nome del cavalier del liuto; il quale incontanente dai maestri delle cerimonie pegasee fu introdotto nel collegio de' virtuosi. Disse allora Apollo al cavaliere: — Voi, Vincenzo, siete il primo della vostra professione che sia stato ammesso in questo letterato collegio: dignità solo riserbata a quelli che co' perpetui sudori loro hanno fatto acquisto delle buone lettere; ma la necessità che oggi si ha della persona vostra, ci ha violentati a far questa risoluzione. Insegnate dunque ai prencipi e a' privati l'arte necessarissima d'accordar i liuti, nella quale molti sono tanto ignoranti, che per troppo tirar le corde le strappano; e sopra tutti caramente vi sieno raccomandati certi cervellacci bizzarri, che so che sicuramente vi capitaranno nelle mani, i quali, essendosi ostinati in voler che i bordoni facciano l'ufficio dei canti, tanto gli stirano, che tuttoché sieno corde molto grosse, le rompono nondimeno, e mandano in fracasso i liuti.

Non credo ci sia bisogno di aggiungere che il corsivo è mio 🙂

Il testo in forma digitale proviene da Biblioteca Italiana, progetto dell'Università degli Studi "La Sapienza" di Roma.

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