Il liuto meno rappresentato, ma il più costruito (e venduto)

Bartolomeo_2Il dubbio mi era già venuto dopo i primi due anni passati piegato (sono miope) sulle edizioni cinquecentesche di musica per liuto: ma perché ho un otto cori?
Mi ero lanciato a comperarlo senza troppo pensare e avevo avuto una gran fortuna: lo strumento è bello, il suono molto gradevole e le misure agevoli.
ma rimaneva (e rimane) la domanda: ma perché diavolo un liuto a otto cori, proprio a otto? Girai così la domanda alla collective wisdom di varie liste, ricevendo le tipiche risposte che si meritano in questi casi: e perché no? Nulla impedisce di suonare la musica del primo ‘500 (scritta naturalmente per un liuto a sei cori) sul mio strumento. Nulla per modo di dire…
Se davvero amo il lato storico del mio strumento, sono portato a dire che la particolare organizzazione dei cori del mio liuto non suona poi così bene con Vincenzo Capirola (ma perché non c’è una voce su Capirola nella Wiki italiana???), per esempio. Sì, so che molti diranno che è la mia mano a non suonare bene con Capirola (ed è sicuramente altrettanto vero)… 😉
Il raddoppio dei cori all’ottava comincia con il sesto, mozzando così drammaticamente tanti dei non casuali effetti sui cui mi è capitato di “inciampare” durante lo studio del manoscritto di Vincenzo Capirola, e non solo.

Il liuto rinascimentale a otto cori ha una sola decantatissima virtù: è comodo per affrontare un repertorio abbastanza esteso da giustificare l’investimento. O almeno così si dice, perché a me, col passare del tempo sembra sempre meno vero.
Supponendo di non voler abitare in un museo dedicato alle riproduzioni di liuti storici e di mancare dei mezzi necessarî per affrontare l’investimento, chiaramente si impone un compromesso e il liuto a otto cori è esattamente questo: un compromesso.
Con uno scarsissimo repertorio “proprio” (sento già i borbottii di sottofondo, ma così è) e seriamente virtuosistico (in Italia Simone Molinaro e Gio. Antonio Terzi), l’otto cori è sicuramente il liuto che ha avuto vita più breve. Non saprei nominare né ricordare nemmeno un solo quadro in cui ne compaia uno.

Tanto per dimostrare che non sono solo io a riproporre regolarmente la questione, qualcuno ha riproposto la domanda sulla lista anglofona qui, scatenando l’inevitabile e interminabile polemica.

A risposte tipicamente anglosassoni che segnalerebbero un ordine di “6, 7 poi 9 e 10” cori mi sento di rispondere che davvero non è questo il punto. Certamente ci fu un liuto a otto cori in Italia sulla fine del ‘500, ma forse siamo rimasti vittima di una vecchia interpretazione della comodità: il repertorio più ampio (non solo in Italia) e anche le più belle rappresentazioni riguardano lo strumento a sei cori.

Qualche buon liutaio ricorderebbe anche che la diversa robustezza della tavola armonica e le differenti incatenature necessarie alla tensione raggiunta da otto cori mutano un poco il suono, per non parlare di ciò che succede agli ultimi due cori, spesso in vibrazione simpatica.

Per chi volesse proseguire la discussione in Italiano è sicuramente disponibile [Liuto_it].

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *